Pubblicità

La Fontana del Facchino: un tuffo nel passato di Roma tra storia, arte e “mestieri”

Passeggiando per le vie del centro di Roma, spesso ci imbattiamo in piccoli tesori nascosti, testimonianze di un passato ricco di storia e tradizioni. Uno di questi è la Fontana del Facchino, situata in Via Lata, un vicolo che collega Via del Corso a Piazza del Collegio Romano. Questa fontanella, raffigurante un portatore di vino o acquaiolo, ci riporta indietro nel tempo, raccontandoci non solo la storia di un mestiere antico, ma anche l’importanza del rispetto per il lavoro e la cultura popolare romana.

La Fontana: un monumento che racconta una storia

La Fontana del Facchino si trova all’angolo tra Via del Corso e Via Lata, un vicolo di una quarantina di metri che porta all’adiacente Piazza del Collegio Romano. Sarebbe ben visibile, se non fosse “oscurata” dalla selva di scooter che, purtroppo, vengono spesso parcheggiati nelle sue immediate vicinanze. La fontana raffigura un uomo nell’atto di versare acqua da un barile, un’immagine che richiama immediatamente alla mente il mestiere dell’acquaiolo, figura centrale nella vita quotidiana della Roma del passato.

Realizzata nel 1580 su disegno di Jacopino Del Conte, per volere della Corporazione degli Acquaroli, la fontana è un piccolo gioiello artistico che, nonostante i segni del tempo e le “ferite” subite (il volto del facchino è stato più volte danneggiato, forse a causa di credenze popolari che lo identificavano con Martin Lutero), conserva intatto il suo fascino.

“O con che grato ciglio,
villan cortese, agli assetati ardenti
offri dolci acque algenti;
io ben mi meraviglio
se vivo sei, qual tu sembri a noi,
come in lor mai non bagni i labbri tuoi.
Forse non ami i cristallini umori,
ma di Bacco i liquori”
(Giambattista Marino, 1620circa)

Un personaggio reale dietro la Fontana

La figura del facchino potrebbe essere ispirata a una persona realmente esistita, un certo Abbondio Rizzio, come testimoniato da un’antica iscrizione (oggi scomparsa) che lo ricordava come un esperto nel trasportare pesi, morto tragicamente mentre portava un barile.


“AD ABBONDIO RIZIO, CORONATO SUL PUBBLICO MARCIAPIEDE ESPERTISSIMO NEL LEGARE E SOPRALLEGARE FARDELLI, IL QUALE PORTO’ QUANTO PESO VOLLE, VISSE QUANTO POTE’ MA UN GIORNO NEL PORTARE UN BARILE IN SPALLA NE MORI’.”
Un omaggio a un lavoratore umile, la cui storia ci ricorda l’importanza di riconoscere il valore di ogni mestiere.

Una Fontana “in movimento”

La Fontana del Facchino ha una storia movimentata. Originariamente situata sulla casa del pittore Jacopino Del Conte, in Via del Corso, fu spostata nel XVIII secolo sul prospetto di Palazzo De Carolis-Simonetti, per poi essere collocata nella sua posizione attuale solo nel 1872, a causa di lavori di viabilità. Una testimonianza di come la città di Roma sia in continua evoluzione, ma sappia conservare le tracce del suo passato.

La Fontana del Facchino: una “statua parlante”

La Fontana del Facchino fa parte del gruppo delle “statue parlanti” di Roma, insieme a Pasquino, Marforio, l’Abate Luigi, Madama Lucrezia e il Babuino. Queste statue erano utilizzate per affiggere messaggi satirici anonimi, spesso critici nei confronti del potere politico e religioso, diventando una sorta di “voce” popolare.

“Pasquino ha due concorrenti, uno il Facchino di Via Lata,
l’altro il Marforio sul Campidoglio.
Pasquino è destinato ai nobili,
Marforio ai cittadini,
il Facchino alla plebe”.
(Theodor Sprenger, Roma nova, 1660)

Il mestiere dell’acquaiolo: un tuffo nella Roma del passato

La scelta di raffigurare un acquaiolo non è casuale. Questa zona di Roma era, nel passato, un punto di riferimento per numerosi “facchini” che, di notte, riempivano botti e botticelle con l’acqua del Tevere o della Fontana di Trevi, per poi distribuirla durante il giorno per le strade della città.
Vi era una cerimonia di autorizzazione per i nuovi facchini: “nell’essere preso da due facchini seniori […] li quali dopo averlo incoronato di bieta e parietaria, con alcune canzone ironiche gli faceano dare con violenza gli gluzii sul marciapiede.
Un mestiere faticoso, ma fondamentale per la vita della comunità.

Via Lata: un nome antico per una strada moderna

Il vicolo in cui si trova la Fontana del Facchino, Via Lata, conserva l’antico nome dell’attuale Via del Corso, un tempo chiamata Via Flaminia e, in epoca medievale, proprio Via Lata. Questo nome fu mantenuto fino al 1466, quando, per volere di Papa Paolo II, la strada assunse la denominazione di Via del Corso, diventando la sede della “corsa dei Barberi”, il principale evento del Carnevale romano. Un piccolo dettaglio che ci ricorda come la storia di Roma sia fatta di “strati” di epoche diverse, sovrapposti e intrecciati tra loro.

Jacopino Del Conte: un artista fiorentino alla corte dei papi

Jacopino Del Conte, l’artista che ideò la Fontana del Facchino, fu un pittore fiorentino attivo a Roma nel XVI secolo. Tra le sue opere, si ricordano affreschi in diverse chiese romane, come la decorazione di alcune cappelle in San Luigi dei Francesi e in Santa Maria in Vallicella.

La targa del “mondezzaro”: un monito per la pulizia della città

Vicino alla fontana, si trova una targa del 1748 che vieta di “fare il mondezzaio”, ovvero di gettare immondizia in quel luogo. Questi cartelli, diffusi in tutta Roma, erano un monito per i cittadini a mantenere pulita la città, un problema che, purtroppo, non è esclusiva dei nostri tempi. Nei cartelli si faceva riferimento all’autorità competente, che di solito era costituita dal prefetto detto “Presidente delle Strade” che, in quanto autorità dello Stato della Chiesa, era sempre un Monsignore. Un’ulteriore testimonianza del passato e della storia.

Strumenti: google.com – it.wikipedia.org – bing.com – openstreetmap.org
Fonti: nozioni, ricordi, racconti e notizie verbali – ricerche da web su siti minori
Fonti web: treccani.it – turismoroma.it – sovraintendenzaroma.it
Bibliografia:


In questa pagina sono presenti link di affiliazione che garantiscono a questo sito una piccola quota di ricavi, senza variazione del prezzo per l'acquirente.

Pubblicità